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Lui & Lei

Valeria pt4. Il punto di non ritorno


di nonerocapace
08.09.2025    |    477    |    1 9.0
"Continuavo a dirle che c’era qualcosa che mancava e che ci poteva arrivare da sola mentre continuavo a pomparle la figa e a lubrificarle il buchetto piccolino..."
L’aria del locale era densa come un budino al gintonic.
L’odore del sesso copriva quello del caffè. Il pavimento era una latrina, schizzi e liquidi ovunque. La tensione era tastabile.
Lo squillo del telefono di Marisól aveva (purtroppo e/o per fortuna) interrotto un momento memorabile. Era stata una delle migliori scopate che avevamo mai fatto. Aveva da poco esploso un orgasmo pazzesco e io la avevo riempita di me. La sua lucidità fu sorprendente. Si ritrasse ancora impalata su di me per acciuffare il suo telefono squillante, mentre rischiava di scivolare nei nostri stessi liquidi. Avevamo riempito una pozzanghera…
Lei cercava il suo telefono che non smetteva di squillare ed io mi ero accasciato in ginocchio davanti a lei perché le gambe non mi reggevano più. Forse avevo un po’ esagerato.
Alzando gli occhi però, potei godere del meraviglioso spettacolo del mio seme che usciva dalla sua figa arrossata e scivolava tra le sue cosce. Sembrava di stare a guardare la scena di un film porno di alta qualità, quello con gli zoom ad alta definizione. Non era certo la prima scopata memorabile ma stavolta era diverso. Il dettaglio era quel “ti amo capo” che complicava maledettamente ogni cosa. O la semplificava. Sembrava di vivere un sogno. Ma i sogni possono presto diventare incubi.
Ed infatti quando udii dalle sue golose labbra uscire il nome di mia moglie mi si gelò il sangue.
Marisol in quel momento era contemporaneamente sogno e incubo, realtà e desiderio:
Due secondi dopo che si era dichiarata innamorata, gocciolava il mio sperma dalla sua figa che avevo maltrattato e parlava al telefono con mia moglie che le chiedeva se – perché- io fossi ancora al locale!
Ma come sempre Marisol seppe tenere il gioco. “E certo che è ancora qui tuo marito. Per fare il cretino come sempre ha fatto un macello. Il pavimento è tutto allagato a terra che se entrasse qualcuno adesso sembrerebbe chissà cosa... Per fare lo splendido con un cocktail, gli è caduto uno shaker. Ed ora gli ho detto che deve ripulire tutto. Io non sono mica la sua serva…” Sogghignando quasi platealmente…
Mia moglie rideva al telefono ma per qualche motivo le chiese prima di mettere in vivavoce ma quando senti che io tagliavo corto, chiuse la telefonata per farne una video!!!
Marisol si tuffò su dei tovagliolini. Io invece ebbi appena il tempo di rimettere al volo i pantaloni e la maglietta (messa al reverso) che il telefono squillò nuovamente. Lei invece riuscii a mettere solo la maglia e mentre tentavano insieme di rimproverarmi, dicevano cose che non capivo. Io mezzo intontito provavo a sistemare il sistemabile ma quando alzai la testa mi ritrovai la figa liscia di Marisol a un centimetro da me. E mentre mia moglie urlando mi intimava di sistemare tutto ma “non stancarmi perché avevo da fare a casa”, infilai di netto due dita dentro Marisol che strabuzzò un po’ gli occhi ma riuscì a contenersi. Così parlavano al telefono e io scopavo Marisol con due dita. Non fece nemmeno in tempo a chiudere la telefonata che venne ancora e mi riempii nuovamente di liquido la faccia, la maglia e i pantaloni.
La mia Marisol, la trombamica perfetta, si era trasformata in una forza della natura dopo avermi confessato il suo amore.
Mi alzai per ringraziarla. Lei mi abbracciò e poi mi ficcò la lingua in gola. Era un bacio d’amore. Le lingue si intrecciavano golosamente ma non era il bacio che porta a scopare. Era un “ti amo” detto senza dirlo.
Ripulimmo tutto e uscimmo sconvolti, senza dire nessuna parola. Lei prima di me. Era quella la regola. Se ci fosse stato qualcuno sospetto, avrebbe dovuto chiudere tutto e andare via ed avvisarmi quando fosse abbastanza lontana in modo che anche io potessi uscire “solo”.
Mi fece segno e io uscii mentre un “psssss” da una macchina in transito ci lasciò nell’ansia del “oddio ma chi sarà?!?!”. Pochi secondi e una notifica illuminò il display del mio telefono. Il messaggio era abbastanza esplicito: “Ahhhh. Beccati! Quindi avevo ragione io amò. Cmq non sono gelosa. Piace anche a me la tipetta”. Inutile dire che Marisol mi fece bloccare subito il contatto di Valeria (che sbloccai subito dopo averla lasciata) nel viaggio verso casa sua. Nella penombra del viaggio,nel guardarla silenziosa e sfatta, soddisfatta, con il trucco sciolto e ripulito maldestramente, mi accorsi di quanto fosse realmente BELLA e le vidi una nuova lacrimuccia affacciarsi per scendere sulla sua guancia. Nessuna parola in quei 3 minuti che sembravano 30. Prima che scendesse le asciugai la lacrima e le dissi: “sei la Donna e la persona migliore che ho mai incontrato nella mia…”.
Non ebbi modo di finire la frase che la sua lingua esplorava la mia bocca in ogni centimetro.
Un altro bacio così appassionato che sapeva di lei, sapeva anche di me, di lacrime… di amore!
Da quel giorno sembravamo due ragazzini ossessionati dal sesso. Ogni occasione era buona per imboscarci: pompini nel retro del bar, seghe furtive dietro il bancone con il locale aperto, sveltine violente nel magazzino o prima di riaccompagnarla a casa con la scusa del “tardi”. Avevamo costantemente le mani l’una dentro le mutande dell’altro.
Una mattina mi fece un pompino così violento che mi fece quasi crollare le gambe. Tempo di riprendermi e sparò una spagnola prima della pausa pranzo. Non soddisfatta, nel pomeriggio prima di staccare mi chiese di aiutarla a sistemare delle casse di birra in magazzino e si fece scopare al volo contro una pila di scatole pieni di bicchieri in plastica che facemmo crollare.
Quel giorno era quasi in preda ad un attacco di ninfomania anche se capii il perché quando verso le sette di sera, al di fuori del suo turno, tornò al locale dicendo a tutte che era “di passaggio” e dicendo che aveva una cena col tipo nel ristorante lì vicino.
Manco a dirlo, Valeria era seduta al suo solito tavolino e lei si sedette allo stesso tavolo.
Io e Valeria ci sentivamo sempre ma molto meno e comunque di nascosto da lei.
Le avevo raccontato poco di me e Marisòl ma le aveva capito tutto. Fu in quel contesto che sfoderó una proverbiale troiaggine : “ Wow che gran pezzo di figa stasera. A vederti in vesti diverse dalle solite sono quasi gelosa di chi te li toglierà a fine serata. Sei strafiga. Quasi quasi te le toglierei io…”.
Valeria era un fuoco che non si spegneva. I suoi messaggi non smettevano di arrivare e seppur silenziati, erano comunque un’ossessione che turbava sia me che Marisol, la quale con insistenza chiedeva se ne fossero arrivati e di ascoltarli o leggerli. I primi li avevo ovviamente cancellati ma poi ebbi la sensazione che ascoltare e vedere quei messaggi scatenasse gli ormoni di Marisol quindi avevo deciso di tenerli. Arrivavano audio di gemiti, video di lei che si masturbava con oggetti improbabili, il mio nome urlato come una provocazione. “Amó, questo è per te,” diceva, e ogni volta che aprivo un messaggio, era una scossa che mi faceva tremare. Dal canto mio, cercavo di rispondere di rado per cercare di tenerla a distanza e concentrarmi su Marisol. Le scrivevo frasi tipo “Sei troppo piccola, Nocciolina”, “Mi fai tenerezza”, “Sei così tenera che mi sembra di parlare alla mia nipotina” e roba del genere.
Ma lei non mollava, alzando la posta con ogni messaggio.

“E quindi stasera …pesce” , disse Valeria rivolgendosi a Marisol che colse la provocazione e rispose a tono che carne o pesce era indifferente. L’importante era avere qualcosa in bocca o che riempisse la pancia…
La sfida era lanciata ma Marisol chiuse subito il gioco dicendo che lei vestiva sempre quando usciva con “l’uomo della sua vita” e poi si rivolse a me a voce alta: “Capo ti ricordo che tu domani parti e manchi due giorni e quindi dobbiamo necessariamente vedere quelle pratiche stasera. Quindi chiusura anticipata perché poi io HO DA FARE”. Quindi invitò le colleghe a iniziare le fasi di chiusura e Valeria a sbrigarsi a liberare il tavolo.
I suoi occhi scuri, mediorientali, tradivano il suo intento: voleva reclamarmi al 100%. Voleva cancellare ogni pensiero di Valeria, la ragazza audace che mi stava trascinando verso l’abisso della lussuria.
Valeria disse che sarebbe andata via a breve, poi, all’improvviso sparì nel bagno con il suo amico e uscì leccandosi le labbra mentre il suo sguardo affamato era fisso su di me. Appena Marisol fu distratta bisbigliò: “Amò, non vuoi provare anche tu?”e fissandomi uscì dal locale senza mai distogliere lo sguardo.
Resistetti, pensando a Marisól, ma il desiderio di Valeria mi consumava.
Cinque minuti dopo, Marisól mandò via tutte le colleghe per “sbrigare le pratiche” e mi fece chiudere il locale in anticipo.
Sparì nello spogliatoio e poco riapparve come una visione, rivelando un outfit di lattice nero: stivaloni, calze a rete, un gonnellino che copriva a malapena la figa, completamente nuda sotto.
Tirò fuori un paio di manette e un piccolo frustino, si passò un rossetto nero sulle labbra e disse: “Ora ti mostro la differenza tra me e quella troietta. Io ti scopo tutti i giorni perché voglio scoparti tutti i giorni. E oggi sono 30gg da quando mi sono dichiarata quindi è la giornata che ricorderai per sempre”.
Si ammanettò una sola mano, sollevò il gonnellino e si incatenò anche l’altra mano al bancone, offrendosi a me nella più classica delle posizioni a pecora.
“Vuoi giocare a fare la troia? E allora stasera sarai la mia troia del cuore”.
Senza esitare perché già molto eccitato per la visione e il pensiero di Valeria, la tirai indietro e la penetrai con violenza in un solo colpo secco, senza lubrificare, senza preliminari.
Due secondi dopo, stantuffavo come un forsennato mentre i suoi gemiti riempivano il locale. Il bancone tremava tutto e il lattice scricchiolava.
“Dillo che sono solo io a farti godere, dillo”. ansimò.
“Solo tu,” risposi, ma tra un affondo e una frustatina sulla chiappa, la vista del suo meraviglioso culo sotto i miei occhi, mi offuscò un attimo i pensieri.
“Sai perché non riesco a togliermela dalla testa?” Le dissi. Mi fermai e mi allontanai un attimo lasciandola lì ammanettata.
“Perché? Dimmelo! Cosa può darti lei che non hai già da me?”
Presi della vaselina alimentare che si usa per le guarnizioni e mentre aspettavo una risposta diversa, ripresi a penetrarla ma molto lentamente
Poi iniziai col dito a lubrificarle il buco del culo. “Non ci interessa quella bastarda in questo momento. Sono io la tua troia. Ora scopami e pensa a me.” Diceva.
Continuavo a dirle che c’era qualcosa che mancava e che ci poteva arrivare da sola mentre continuavo a pomparle la figa e a lubrificarle il buchetto piccolino.
Forse pensava che volessi solo giocare ma quando affondai tutto l’indice dentro il suo culo, si irrigidì.
“No! Fermati subito. Porco. Sei un porco!” urlò, dimenandosi. “Non mi piace, smettila!”.
Io insistetti accelerando il movimento e affondando tutto il dito, ma lei riuscì a dimenarsi e scoppiò a piangere a dirotto, urlando qualsiasi cosa fino al minacciare di raccontare tutto a tutti. Mi fermai, gelato. Pensavo volesse andare “oltre” ma mi resi conto che oltre ci ero andato solo io.
Piangeva a dirotto e non lo sopportavo. Presi la chiave e le staccai le manette, le asciugai le lacrime e la abbracciai forte.
“Scusa, amore mio,” sussurrai.
Lei si fece piccola piccola, si sciolse nel mio abbraccio e mi baciò con foga.
La sua lingua esplorava la mia bocca come una ragazzina in piena tempesta ormonale. “Ti amo,” aveva detto ancora una volta. “Non sarò più la tua troia ma la tua amante. Forse lei ti darebbe il culo ma non ti amerà mai come ti amo io.”
Lo disse e ora voleva dimostrarlo, scendendo piano con la lingua sul mio petto, poi sul cazzo, succhiandolo con una violenza che mi fece perdere la testa. “Prendimi in braccio,” sussurrò, “Scopami come quella volta che mi hai fatto volare.”
La sollevai, la penetrai e in pochi minuti venni copiosamente mentre il suo orgasmo si mescolava al mio.
“Davvero io non valgo il suo culo?”
Non risposi. Capii che il suo rifiuto era il mio grimaldello: potevo provare ad usarlo per piegarla al mio volere o per cercare in Valeria quello che ora volevo ma era diventata l’ossessione che lei mi negava.
Dovevo forzare o fermarmi lì???
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